Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Voglio andare via da questa stanza.
Da questo hotel che puzza sempre uguale,
di lenzuola sporche
e vite lasciate a marcire a metà.
Il portiere evita gli occhi,
come se sapesse già tutto
e non avesse voglia di sporcarsi pure lui.
Dove cazzo ci siamo persi?
Non è stato uno scontro,
è stato un logorio lento,
un togliere pezzi senza accorgersi
che non restava più niente da salvare.
Forse non era nemmeno una strada.
Solo terra morta,
un vigneto secco
che continuavamo a chiamare casa
per non ammettere il vuoto.
Eravamo complici.
Poi spettatori.
Poi due corpi stanchi
con lo stesso odore addosso.
Voglio andare via da questa stanza,
da questo respiro che mi tocca
ma non mi vuole più.
I tuoi diari sporchi,
le dita sporche di nutella e scuse.
Le mie scarpe piene di fango,
come se fuori piovesse sempre
anche quando il cielo è vuoto.
Stavi lì, a gambe nude,
senza più vergogna né fame.
Io alla finestra, appeso al nulla,
a guardare un mondo che finge di funzionare:
la gente con le buste della spesa,
le chiese aperte al silenzio,
le scuole piene di assenze,
i bambini muti,
i vecchi che non mangiano più topi.
E noi dentro,
con la televisione accesa
per non sentire il rumore
di quello che stavamo diventando.
I reggiseni per terra,
come una resa non dichiarata.
Il telefono muto.
Le attese che si attaccano alla pelle.
Quella sensazione precisa,
quasi chirurgica,
di aver perso qualcosa
senza sapere quando cazzo è successo.
Il respiro di mia madre
mi arriva addosso senza bussare.
È una sala d’attesa:
luci fredde,
nomi che non sono i tuoi,
tempo che non passa
ma ti consuma.
Voglio andare via.
Ma resto.
Perché restare è più facile.
Restare è una morte lenta
che conosciamo a memoria.
Fuori la nebbia si mangia tutto.
Le cose accadono piano,
senza disturbare,
come se il mondo avesse smesso
di pretendere qualcosa da noi.
Forse non è finita.
Forse ci siamo solo infilati più a fondo,
in un punto dove l’amore
non somiglia più a niente
ma continua a respirare male.
Un tunnel.
Senza uscita.
O senza voglia di uscire.
E noi lì dentro,
stretti per abitudine,
non per salvarci,
ma per non sparire del tutto.-
G.L. - 2021